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	<title>Archivi Servizi - Nutrizionista Bari - Valentina Andrulli Buccheri</title>
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	<description>Medicina Funzionale, Metodo Apollo e Nutrizionista Sportiva</description>
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	<title>Archivi Servizi - Nutrizionista Bari - Valentina Andrulli Buccheri</title>
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	<item>
		<title>Gestione malattie autoimmuni</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/gestione-malattie-autoimmuni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 10:06:56 +0000</pubDate>
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			<p>Il sistema immunitario, in condizioni normali, reagisce contro gli antigeni (molecole estranee all&#8217;organismo come proteine, polisaccaridi, lipidi o altre sostanze chimiche, ritenute in grado di danneggiarlo) e preserva le strutture “self”, cioè che lo costituiscono.</p>
<p>Quello che succede quando questo meccanismo viene ad essere perturbato è il mancato riconoscimento come <em>self </em>delle proprie componenti e la produzione di anticorpi (<i>auto anticorpi</i>) diretti contro cellule, tessuti o organi dell’organismo stesso.</p>
<p>La produzione di questi auto anticorpi provoca l’infiammazione che porta alla malattia autoimmune vera e propria.</p>
<h2>Cause associate all&#8217;insorgenza delle malattie autoimmuni</h2>
<h3>Predisposizione genetica</h3>
<p>Alcuni profili genetici sono più predisposti al loro sviluppo</p>
<h3>Altre malattie autoimmuni</h3>
<p>Chi è già affetto da una malattia autoimmune tende ad avere un rischio maggiore di svilupparne un&#8217;altra</p>
<h3>Fattori esterni</h3>
<p>Esposizioni a virus, batteri, agenti chimici che scatenano processi infiammatori/infettivi</p>
<h3>Stile di vita</h3>
<p>Fumo, cattive abitudini alimentari e sedentarietà sono tutti fattori predisponenti</p>
<h2>Le più diffuse malattie autoimmuni:</h2>
<ul>
<li>Malattia di Graves</li>
<li>Psoriasi</li>
<li>Artrite psoriasica</li>
<li>Celiachia</li>
<li>Artrite reumatoide</li>
<li>Tiroidite di Hashimoto</li>
<li>Diabete mellito di tipo 1</li>
<li>Lupus eritematoso sistemico</li>
<li>Morbo di Addison</li>
<li>Sindrome di Sjögren</li>
<li>Sclerosi sistemica progressiva</li>
<li>Malattie croniche intestinali</li>
</ul>
<p>La gestione delle malattie autoimmuni prevede un’alimentazione di tipo antinfiammatorio e priva di alimenti che possano stimolare il sistema immunitario:</p>
<ul>
<li>glutine, potente attivatore del sistema immunitario</li>
<li>caseine, hanno un forte effetto allergizzante</li>
<li>lectine, proteine presenti nei legumi e nei cereali</li>
<li>saponine, antinutrienti contenuti in legumi e pseudo cereali</li>
<li>solanacee <strong>(</strong><strong>melanzane, peperoni, pomodori,</strong>patate, peperoncini, bacche di Goji) contenenti solanina, in grado di mantenere l’infiammazione</li>
</ul>

		</div>
	</div>
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		<item>
		<title>Ricomposizione corporea</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/ricomposizione-corporea/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 10:04:21 +0000</pubDate>
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			<p>Per parlare di ricomposizione corporea si deve partire dal concetto di cosa sia la composizione corporea e cioè la quantità di massa grassa e massa magra (<em>muscoli, ossa, liquidi intra ed extracellulari</em>) contenuti nel corpo.</p>
<p>La ricomposizione corporea è un approccio che si prefissa l’obiettivo di migliorare il rapporto tra grasso corporeo e massa muscolare e si distingue dal semplice dimagrimento.</p>
<p><strong>Dimagrire non significa perdere peso</strong>, ma perdere una quantità di massa grassa superiore a quella di massa magra.</p>
<p>La ricomposizione è un aumento relativo del tessuto muscolare tramite una riduzione in termini assoluti del tessuto adiposo: perdere grasso è importante ma la chiave di questo approccio è mantenere o guadagnare contemporaneamente massa muscolare.</p>
<p>Altro punto fondamentale è la perdita di peso senza andare incontro al fenomeno dell’adattamento metabolico (il corpo che si abitua al basso introito alimentare) che porta inevitabilmente ad un abbassamento del metabolismo.</p>
<h2>Strategie di ricomposizione corporea</h2>
<h3>Calorie cygling</h3>
<p>O <em>ciclizzazione calorica</em>, varia la quota di calorie tra i giorni della settimana; questo permette di passare da periodi a basso contenuto calorico a periodi a più altro contenuto calorico.</p>
<h3>Carb Cycling</h3>
<p>O <em>ciclizzazione dei carboidrati</em>,  varia la quota di carboidrati su base giornaliera, settimanale o mensile. Ci sono diverse varianti che si possono impostare, ad esempio carb cycling con 5 giorni a carboidrati bassi e 2 giorni a carboidrati alti, carb cycling che seguono le giornate di allenamento e non allenamento secondo uno schema on/off e così via.</p>
<p>Il concetto contrario di adattamento metabolico è quello di flessibilità metabolica, cioè la capacità dell’organismo di passare da un metabolismo glucidico ad uno lipidico a seconda di vari fattori come:</p>
<ul>
<li>Biodisponibilità dei nutrienti (grassio carboidrati) nell’organismo</li>
<li>Stato dell’organismo stesso (a riposo o in attività)</li>
</ul>
<p>Un soggetto che ha raggiunto la condizione di flessibilità metabolica ha il vantaggio di saper sfruttare il giusto substrato energetico nel giusto momento, potendo fronteggiare al meglio eventuali “sgarri” alimentari che non avranno in questo modo particolari effetti.</p>
<p>L’approccio nutrizionale da solo non basta ma deve essere in sinergia con un piano d’allenamento che preveda anche i giusti tempi di recupero</p>

		</div>
	</div>
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		<item>
		<title>Preparazione agonisti e Gare sportive</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/preparazione-agonisti-e-gare-sportive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 10:00:46 +0000</pubDate>
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			<p>Ogni sport ha caratteristiche distinte che implicano un diverso tipo di impegno muscolare e mentale nonché il ricorso a sistemi energetici diversi per garantire l’energia necessaria a compiere il gesto sportivo. I carboidrati e i grassi e, in minima parte le proteine, sono i substrati usati dai diversi sistemi energetici nel muscolo e sono coinvolti in modo differenziale negli specifici sport.</p>
<p>Per semplicità, possiamo paragonare i muscoli al motore di una macchina. Ci sono motori che funzionano a benzina, altri a gasolio, altri ancora a metano: <strong>ebbene i muscoli funzionano soltanto utilizzando ATP</strong>.</p>
<p>Durante l&#8217;esercizio fisico o la normale attività, l&#8217;ATP è scisso nei muscoli in ADP e necessita di essere rigenerato per continuare a produrre energia.</p>
<h2>Meccanismi Risintesi ATP</h2>
<h3>Meccanismo anaerobico-alattacido</h3>
<p>Non interviene ossigeno e non si forma acido lattico. L’energia per la ricarica dell’ATP viene ceduta da una molecola che contiene un legame altamente energetico, la fosfocreatina (CP).</p>
<h3>Meccanismo anaerobico-lattacido</h3>
<p>Non interviene ossigeno ma si forma acido lattico. L’energia per la ricarica dell’ATP deriva dai carboidrati, la cui scissione produce acido lattico.</p>
<h3>Meccanismo aerobico</h3>
<p>Dove c’è la completa ossidazione dei due principali combustibili (carboidrati e lipidi) n presenza di ossigeno che funge da comburente.</p>
<p>Il contributo di questi sistemi energetici varia nelle tipologie di sport e dipende ovviamente dall’intensità, ossia il grado di impegno fisico richiesto per l’esecuzione del gesto biomeccanico.</p>
<p>Questo parametro viene valutato mediante la VO<sub>2</sub>max (massimo consumo di ossigeno) e la frequenza cardiaca (FC), durata dell’esercizio, tattiche di gara e da fattori specifici dell’atleta, in particolar modo lo stato di allenamento.</p>
<p>Dunque, conoscere il tipo di sport praticato permette di valutare il metabolismo energetico coinvolto, il fabbisogno energetico ed il tipo di substrato maggiormente richiesto.</p>
<p>Negli sport di potenza prevalgono i sistemi anaerobici in cui:</p>
<ul>
<li>la <strong>latenza</strong> (<em>durata dello sforzo</em>) è molto bassa,</li>
<li>la <strong>capacità</strong> (<em>quantità totale di energia prodotta dal sistema</em>) è alta,</li>
<li>la <strong>potenza</strong> (<em>massima quantità di energia prodotta nell&#8217;unità di tempo</em>) è estremamente elevata.</li>
</ul>
<p>Negli sport di resistenza e di endurance si parla invece di sistema energetico aerobico:</p>
<ul>
<li>la <strong>latenza è elevata</strong> (da qualche minuto fino a delle ore),</li>
<li>la <strong>potenza è bassa</strong>,</li>
<li>la <strong>capacità</strong> <strong>è elevatissima</strong> e dipende dalla disponibilità dei substrati e dall’intensità di lavoro: a intensità medio-basse è essenzialmente dipendente solo dalla quantità di lipidi disponibile, mentre a intensità medio-alte il fattore limitante è la quantità di glicogeno.</li>
</ul>
<p><strong>Per lo sportivo l’attenzione al cibo è fondamentale</strong> per garantire la miglior prestazione durante l’allenamento e la competizione, ridurre i tempi di recupero, supportare gli adattamenti dell’organismo e prevenire gli infortuni.</p>
<p>Per questo motivo è essenziale scegliere con attenzione gli <strong>alimenti da assumere</strong>, decidere il giusto <strong>timing</strong> e la <strong>giusta integrazione</strong> per favorire il recupero ed evitare carenze.</p>
<p>Un corretto apporto energetico deve essere strettamente bilanciato con la tipologia di sport, l’intensità dell’attività e la frequenza di allenamento. Inoltre, il consumo energetico non sarà uguale per tutti ma dipenderà dall’età, dal sesso, dall’esperienza sportiva e dalla massa corporea dell’atleta</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="vc_row wpb_row row top-row vc_custom_1697554012988 vc_row-has-fill wpb_custom_034b39d9bc6c6b310d69e39f0ccf274f"><div class="vc_column_container col-md-12"><div class="wpb_wrapper vc_column-inner">[contact-form-7]</div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Dimagrimento</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/dimagrimento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jun 2016 09:57:28 +0000</pubDate>
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		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Molte delle diete mirate esclusivamente a perdere peso non valutano cosa si stia perdendo, se massa grassa o muscolare oppure solo acqua. Nel caso in cui questa perdita fosse determinata da una riduzione della massa muscolare (quella metabolicamente attiva), la conseguenza è l’abbassamento del metabolismo basale, cioè il dispendio energetico necessario per mantener le funzioni vitali. Questa condizione è la causa del perché molto spesso ci sia la tendenza a riprendere i chili persi sotto forma di grasso e, successivamente, a perderli più difficilmente.</p>
<p>Ciò che normalmente viene proposto per il calo ponderale è una dieta ipocalorica in cui tutti i macronutrienti e quindi le calorie totali giornaliere, vengono ridotte drasticamente.</p>
<p>Facciamo quindi chiarezza:</p>
<p>Il <strong>primo step</strong> è quello di vedere il corpo umano non solo come una macchina brucia calorie ma come un organismo complesso che risponde a degli stimoli. Se pensiamo alle riserve energetiche del nostro corpo, possiamo considerare quelle del glicogeno (formato da unità di glucosio) facili e veloci da gestire, quelle di grasso nel tessuto adiposo molto più capienti ma molto più difficili da svuotare. Quindi, il pensiero lineare che tutte le calorie che entrano e che sono collocate come semplici riserve possano uscire in maniera proporzionale, anche in relazione all’esercizio fisico, inizia a vacillare.</p>
<p>Il <strong>secondo step</strong> è quello di familiarizzare con un ormone che ha il ruolo di attore principale nel modulare le riserve e decidere quando ampliarle o meno: l’insulina. Quando si fa un carico abbondante di energia sottoforma di carboidrati, l’insulinemia (cioè la quantità di insulina nel sangue) sarà elevata e questo verrà interpretato dall’organismo come uno stimolo inibente l’utilizzo delle riserve energetiche di grasso e, pertanto, ci saranno meno calorie in uscita rispetto a quelle in entrata.</p>
<p>Ne consegue che, con o senza attività fisica, seguendo semplicemente un regime ipocalorico ma <strong>stimolando costantemente l’insulina</strong> con un solo carburante (soprattutto carboidrati), sarà notevolmente più difficile la mobilitazione delle riserve di grasso dal compartimento adiposo ed il corpo entrerà in modalità di difesa, riducendo le calorie in uscita.</p>
<p>Il <strong>terzo step</strong> rimane quello di considerare sempre la composizione corporea, come abbiamo già detto.</p>
<p>Succede molto frequentemente che a guidare l’andamento di una dieta e delle scelte alimentari siano il numero letto sulla bilancia. Nei primi mesi di un regime ipocalorico avviene il tanto sperato calo ponderale. Ciò che però accade, nella stragrande maggioranza dei casi, è la perdita non solo di tessuto adiposo ma anche di massa metabolicamente attiva, la cosiddetta massa magra. Nei casi più importanti si può arrivare a parlare anche di sarcopenia. Questo segnale porta il corpo ad attivare meccanismi di compensazione: nel tentativo di contrastare il deficit di tessuto magro viene depositato più grasso che risulterà essere in eccesso, anche in soggetti apparentemente magri. Inoltre, gli stimoli ricevuti fino a quel momento sono quelli di risparmiare energia: il corpo non è capace o pronto ad usare energia dal tessuto adiposo.</p>
<p>Una possibile soluzione a questi “<em>intoppi metabolici</em>” sarebbe quello di educare l’organismo, i mitocondri (le centrali energetiche delle cellule) e il metabolismo a familiarizzare con diversi substrati energetici (soprattutto carboidrati e grassi). Questo per potenziare la capacità di utilizzarli entrambi adeguatamente, a seconda delle esigenze, della disponibilità e del momento, con lo scopo di raggiungere il massimo grado di adattamento metabolico. In sintesi, parliamo di “flessibilità” metabolica.</p>
<p>Ma come raggiungerla?</p>
<ul>
<li><strong>avendo un’alimentazione personalizzata e ciclizzando i macronutrienti</strong> in base alla propria routine di allenamento</li>
<li>svolgendo la giusta attività fisica e <strong>concedendosi i giusti tempi di recupero</strong></li>
</ul>

		</div>
	</div>
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			</item>
		<item>
		<title>SIBO, Disbiosi intestinali e Intolleranza all&#8217;Istamina</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/disbiosi-intestinali-sibo-e-istamina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2016 09:17:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://studiovab.it/servizi/disbiosi-intestinali-sibo-e-istamina/">SIBO, Disbiosi intestinali e Intolleranza all&#8217;Istamina</a> proviene da <a href="https://studiovab.it">Nutrizionista Bari - Valentina Andrulli Buccheri</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row row top-row wpb_custom_034b39d9bc6c6b310d69e39f0ccf274f"><div class="vc_column_container col-md-12"><div class="wpb_wrapper vc_column-inner">
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		<div class="wpb_wrapper">
			<h2><strong>Cosa significa Sibo? </strong></h2>
<p>SIBO è un termine che significa sovracrescita batterica intestinale, definita in inglese small intestinal bacterial overgrowth. È condizione clinica causata da un aumento di concentrazione di microorganismi nell’intestino tenue.</p>
<p>La <strong>SIBO</strong> (<em>Small Intestinal Bacterial Overgrowth o Sovraccrescita Batterica Intestinale</em>) è una condizione clinica caratterizzata da una sindrome di malassorbimento causata da un aumento di concentrazione di microorganismi nell’intestino tenue.</p>
<p>L’intestino tenue (o piccolo intestino) è la sezione del tratto gastrointestinale che collega lo stomaco con il colon, la cui funzione è quella digerire e assorbire il cibo.</p>
<p>È distinto in 3 porzioni: <strong>duodeno</strong> (dove viene riversato il cibo proveniente dallo stomaco) <strong>digiuno</strong> e <strong>ileo</strong> (che svuota il cibo che non è stato digerito nell’intestino crasso o colon).</p>
<p>L’intero tratto gastrointestinale contiene normalmente batteri che, in condizioni fisiologiche, sono concentrati soprattutto nel colon.</p>
<p>In questa sede la concentrazione microbica è di almeno 1 miliardo di batteri per millilitro di contenuto fluido. Nell’intestino tenue, invece, si registrano concentrazioni microbiche inferiori, nell’ordine di 1000 -10.000 batteri per millilitro di contenuto fluido.</p>
<p>La sovracrescita di batteri nel tenue compromette la digestione e l&#8217;assorbimento dei nutrienti (<em>in particolar modo dei lipidi</em>) scatenando i classici sintomi delle sindromi da malassorbimento, ovvero: flatulenza, gonfiori,  meteorismo, steatorrea, diarrea e disordini intestinali in genere.</p>
<p>Nello specifico, qui sotto sono indicati tutti i sintomi e le cause che possono portare alla SIBO.</p>
<h2>Sintomi associati alla SIBO</h2>
<ul>
<li>Diarrea</li>
<li>Costipazione</li>
<li>Gas eccessivo e/o eruttazione</li>
<li>Meteorismo, ovvero addome rigonfio per presenza di aria nelle anse intestinali</li>
<li>Dolore addominale</li>
<li>Reflusso gastroesofageo</li>
<li>Dermatiti</li>
<li>Stanchezza e debolezza dovuti al malassorbimento intestinale</li>
<li>Ansia e sensibilità allo stress</li>
</ul>
<h2>Cause che possono portare a SIBO</h2>
<ul>
<li>Ipocloridria (<em>ridotta secrezione acida da parte dello stomaco</em>)</li>
<li>Stress</li>
<li>Infezioni batteriche</li>
<li>Ridotta motilità intestinale</li>
<li>Anomalie anatomiche del sistema digerente (<em>presenza di diverticoli, stenosi nell’intestino tenue</em>)</li>
<li>Abuso di antibiotici e inibitori di pompa protonica</li>
<li>Presenza di leakygut (<em>alterata permeabilità intestinale</em>), celiachia, disturbi intestinali, disbiosi</li>
</ul>
<h2><strong>Cosa significa Disbiosi? </strong></h2>
<p>Per disbiosi si intende un’<strong>alterazione della struttura del microbiota locale</strong> a livello di composizione e di funzionalità.</p>
<p>Il microbiota è l’insieme di tutti i microrganismi che convivono con noi all’interno del nostro corpo, svolgendo una serie di <strong>funzioni essenziali</strong><strong> </strong>per l’ospite: sintesi di sostanze utili all’organismo, regolazione del sistema immunitario, protezione verso i batteri patogeni, sviluppo funzionale e strutturale del tratto gastrointestinale.</p>
<p>Un microbiota in una condizione di eubiosi (con il giusto equilibrio tra le popolazioni microbiche che lo compongono) è fondamentale per la <strong>salute generale dell’organismo</strong><strong>.</strong></p>
<p>Quando questo equilibrio viene perso e le specie benefiche non riescono più a controllare quelle “cattive”, si passa da una condizione di eubiosi ad una di disbiosi.</p>
<p>In relazione al principio scatenante, abbiamo diversi tipi di disbiosi:</p>
<p>Disbiosi <strong>carenziale</strong>: è causata da un deficit della popolazione della flora batterica intestinale, spesso favorito da un’alimentazione povera di fibre solubili e ricca in alimenti confezionati.</p>
<p>Disbiosi <strong>putrefattiva</strong>: è causata da una dieta ricca in grassi e proteine ma povera in fibre; il suo sviluppo può essere contribuito da poca acidità dello stomaco (ipocloridria).</p>
<p>Disbiosi <strong>fermentativa</strong>: è causata soprattutto da una dieta troppo ricca zuccheri semplici e di fibre insolubili che non vengono digerite e assimilate, ma utilizzate da una serie di batteri per attuare processi fermentativi. Anche in questo caso, una condizione di ipocloridria può favorire la disbiosi fermentativa.</p>
<p>Disbiosi da <strong>funghi</strong>: simile alla fermentativa, i cui sintomi sono provocati da un’alimentazione ricca in prodotti lievitati e zuccheri raffinati.</p>
<h2>Sintomi associati ad una disbiosi intestinale:</h2>
<ul>
<li>Gonfiori addominali ricorrenti con flatulenze, tensione e dolore</li>
<li>Stitichezza oppure diarrea</li>
<li>Cattiva digestione</li>
<li>Abbassamento delle difese immunitarie</li>
<li>Ricorrenti cistiti, micosi e altre affezioni simili</li>
<li>Disturbi del sonno</li>
<li>Stanchezza e astenia</li>
</ul>
<h2>Cause che possono portare a disbiosi intestinale:</h2>
<ul>
<li>Patologie intestinali</li>
<li>Terapie antibiotiche</li>
<li>Alimentazione scorretta</li>
<li>Sedentarietà</li>
<li>Consumo di alcol</li>
<li>Stress</li>
</ul>

		</div>
	</div>
</div></div></div><div class="vc_row wpb_row row top-row wpb_custom_034b39d9bc6c6b310d69e39f0ccf274f"><div class="vc_column_container col-md-12 vc_custom_1697552730242"><div class="wpb_wrapper vc_column-inner"><div class="porto-btn-ctn-center "><a class="porto-btn porto-adjust-bottom-margin porto-btn-block porto-btn-no-hover-bg   wpb_custom_fa51088c2567b780100c1edcf8821d3b  porto-btn-center " title='prenota visita' rel='' href = "#prenota-ora"  data-hover="" data-border-color="" data-bg="#d5173c" data-hover-bg="" data-border-hover="" data-shadow-click="none" data-shadow="" style="font-weight:bold;font-size:20px;border:none;background: #d5173c;color: #ffffff;"><span class="porto-btn-hover"></span><span class="porto-btn-data porto-btn-text " >RICHIEDI UN CONTROLLO OGGI</span></a></div></div></div></div><div class="vc_row wpb_row row top-row wpb_custom_034b39d9bc6c6b310d69e39f0ccf274f"><div class="vc_column_container col-md-12"><div class="wpb_wrapper vc_column-inner">
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		<div class="wpb_wrapper">
			<h2><strong>Che cos&#8217;è l&#8217;Istamina?</strong></h2>
<p>L’istamina è una sostanza appartenente al gruppo delle amine biogene che viene regolarmente prodotta dal nostro organismo a partire dall’istidina (amminoacido prodotto dal corpo stesso ma che può anche essere assimilato attraverso il cibo).</p>
<p>Viene immagazzinata nei mastociti, cellule del sistema immunitario coinvolte nelle risposte allergiche e nei processi infiammatori.</p>
<p>L’istamina svolge diverse funzioni partecipa alla risposta immunitaria nei confronti di microrganismi patogeni (capaci di provocare condizioni di malattia), è un mediatore chimico (consente la comunicazione tra le cellule), permette una corretta digestione (stimola la secrezione di succhi gastrici), è coinvolta nella regolazione del ciclo sonno-veglia e dell’appetito.</p>
<p>L’intolleranza all’istamina è una condizione che si verifica quando si ha un disequilibrio tra accumulo e degradazione.</p>
<p>Il suo eccesso si può manifestare con un vasto numero sintomi anche extra intestinali che rendono più complicata la diagnosi.</p>
<h2>Sintomi associati all’intolleranza all’istamina:</h2>
<ul>
<li>Mal di testa</li>
<li>Ipertensione</li>
<li>Vertigini o capogiri</li>
<li>Aritmia/tachicardia</li>
<li>Ansia, depressione, squilibri dell’umore</li>
<li>Difficoltà respiratorie</li>
<li>Problemi digestivi</li>
<li>Stanchezza</li>
<li>Eruzioni cutanee, orticaria, psoriasi, eczemi, acne, arrossamenti cutanei, prurito</li>
<li>Crampi addominali</li>
</ul>
<h2>Cause che possono portare a livelli elevati di istamina:</h2>
<ul>
<li>Proliferazione batterica (SIBO)</li>
<li>Carenza di diamino-ossidasi (DAO, enzima deputato alla sua degradazione)</li>
<li>Alimenti ricchi di istamina</li>
<li>Allergie</li>
<li>Permeabilità intestinale</li>
</ul>
<p>Appare quindi importante il ruolo dell’alimentazione e dell’integrazione nella gestione di queste condizioni. L’alimentazione sarà mirata ad una esclusione iniziale di quegli alimenti responsabili della riacutizzazione dei sintomi e del peggioramento della patologia, seguita poi da una graduale reintroduzione.</p>
<p>Se hai qualche sintomo, hai dubbi o vuoi controllare la tua situazione, lascia qui i tuoi dati e riceverai entro 48h una risposta.</p>
<p><strong>Prenditi cura di te e migliora il tuo benessere, partendo dall&#8217;alimentazione.</strong></p>

		</div>
	</div>
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</div><p>L'articolo <a href="https://studiovab.it/servizi/disbiosi-intestinali-sibo-e-istamina/">SIBO, Disbiosi intestinali e Intolleranza all&#8217;Istamina</a> proviene da <a href="https://studiovab.it">Nutrizionista Bari - Valentina Andrulli Buccheri</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dieta Chetogenica</title>
		<link>https://studiovab.it/servizi/dieta-chetogenica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valentina Andrulli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Mar 2016 08:57:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="wpb-content-wrapper"><div class="vc_row wpb_row row top-row wpb_custom_034b39d9bc6c6b310d69e39f0ccf274f"><div class="vc_column_container col-md-12"><div class="wpb_wrapper vc_column-inner">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element wpb_custom_7c91d232724f73626cc933bd95b25ff0" >
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			<p>La dieta chetogenica è una strategia nutrizionale basata sulla riduzione dei carboidrati alimentari, che &#8220;obbliga&#8221; l&#8217;organismo al consumo energetico di corpi chetonici.</p>
<p>I corpi chetonici sono derivati dei lipidi (derivano quasi esclusivamente dal loro metabolismo epatico) e sono tre: acetone, acido acetoacetico e acido beta-idrossibutirrico.</p>
<p>Queste molecole sono prodotte dal fegato con la finalità di apportare energia al nostro cervello e alle cellule periferiche, sostituendosi al glucosio: diventano un carburante alternativo.</p>
<p>La prima condizione chetogenica per eccellenza è il digiuno, alternativamente si ottiene questo risultato con diete fortemente ipocaloriche o particolarmente ricche di grassi (e di conseguenza ipoglucidiche).</p>
<h2><strong>Per cosa è utilizzata?</strong></h2>
<p>La dieta chetogenica è nata negli anni ’20 come strumento terapeutico per il trattamento dell’epilessia infantile farmaco resistente.</p>
<p>Ad oggi trova applicazione nel trattamento dell’obesità, di malattie metaboliche, di malattie neurologiche (epilessia, autismo, emicrania, narcolessia, Parkinson).</p>
<h2><strong>Come viene impostata?</strong></h2>
<p>Ci sono diverse varianti di dieta chetogenica, ma soltanto due punti fondamentali sulla quale viene basata:</p>
<ul>
<li>Un basso apporto di carboidrati (&lt;50g)</li>
<li>Un apporto adeguato di proteine (dieta normoproteica), in quanto l’eccesso di proteine verrebbero confluite nella gluconeogenesi, con produzione di glucosio e conseguente uscita dalla condizione di chetosi.</li>
</ul>
<p>I lipidi sono il macronutriente che varia a seconda dei casi.</p>
<h2>Cosa mangiare nella dieta chetogenica?</h2>
<h3><strong>Grassi</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Burro da animali allevati al pascolo</strong> (grass-fed)</li>
<li><strong>Ghee</strong> &#8211; simile al burro chiarificato. Il ghee viene prodotto riscaldando il burro per rimuovere le sostanze solide del latte e l’acqua, ma viene sobbollito più a lungo del normale burro chiarificato. È ricco di nutrienti utili come vitamine A, E, e K, che aiutano la vista e la pelle. Inoltre, è senza lattosio e senza caseina, per cui è utile in caso di allergie al latte o intolleranze al lattosio.</li>
<li><strong>Olio di cocco</strong>: è un’ottima fonte di importanti acidi grassi a catena media, tra cui:</li>
<li><strong>Acido laurico</strong>, che durante la sua digestione si trasforma in monolaurina, uno dei più potenti antimicrobici del corpo ottenibili con la dieta, con la capacità di combattere la maggior parte delle infezioni virali come influenza e raffreddore, herpes labiale e genitale, e anche infezioni da lieviti. È inoltre in grado di ridurre l’infiammazione, migliorare la funzione</li>
<li><strong>Acido caprico</strong>: ha effetti benefici sul cervello e contribuisce all&#8217;effetto anti convulsivante della dieta chetogenica</li>
<li><strong>Acido </strong><b>caprinico</b>: ha effetto anti fungino, il che consente a vescica, intestino e uretra di funzionare correttamente</li>
</ul>
<p>L’olio di cocco è anche in grado di ridurre l’infiammazione, migliorare la funzionalità tiroidea, aumentare il metabolismo, e aumentare i livelli di colesterolo “buono” (HDL). La causa principale delle malattie cardiache non è il colesterolo, è l’infiammazione.</p>
<h3><strong>Grassi monoinsaturi</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Avocado</strong>: è un frutto pieno di MUFA (acidi grassi monoinsaturi) tra cui l’acido oleico, che migliorano la memoria e l’attività cerebrale; promuovono inoltre l’assorbimento di carotenoidi, composti anti-infiammatori che forniscono ad alcuni frutti o verdure il loro colore rosso, giallo o arancione. Sono anche una buona fonte di vitamine liposolubili, come A, E, e K, e vitamine idrosolubili B e C. Contengono inoltre minerali in traccia vitali, come magnesio, potassio, ferro, rame; e un sacco di fibre.</li>
<li><strong>Olio EVO</strong>: associato con calo di infiammazione, calo del rischio cardiovascolare, calo dei livelli di depressione.</li>
</ul>
<h3><strong>Proteine</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Carne da animali allevati al pascolo</strong>: sono le migliori fonti proteiche, ricche di vitamine A ed E, potenti antiossidanti</li>
<li><strong>Pesce selvatico</strong></li>
<li><strong>Pollame bio</strong>: tacchino, pollo, quaglia, fagiano, gallina, oca e anatra sono tutte ottime fonti proteiche oltre ad avere una vasta gamma di altri nutrienti. Il pollo, ad esempio, è un’ottima fonte di vitamine B, come niacina e B<sub>6</sub>, che riducono il rischio di malattie cardiovascolari, sono utili se associate a terapia per diabete, migliorano la salute cerebrale, e riducono i livelli di colesterolo LDL. Preferire i tagli più grassi: ad esempio, le cosce di pollo sono preferibili al petto</li>
<li><strong>Brodo di ossa</strong>: contiene minerali come calcio, magnesio, fosforo e zolfo in forma facilmente assorbibile. È ottimo per le giunture poiché contiene condroitina e glucosamina, due sostanze che sembra riducano l’infiammazione e che aiutino in caso di artriti e dolori alle giunture. È anche salutare per l’intestino: promuove la crescita di ceppi batterici utili, combatte le sensibilità a grano e latticini, e riduce l’infiammazione nel tratto digestivo. Inoltre, dato che contiene anche collagene, mantiene la pelle giovane. Infine, il brodo di ossa è un buon modo per ottenere più glutatione, una sostanza che ricopre un ruolo importante come antiossidante.</li>
</ul>
<h3><strong>Verdure a foglia verde</strong></h3>
<p><strong>Spinaci, cavolo, romanella, bietola, rucola, dente di leone, crescione, mostarda, finocchio, cavolo verde, broccoli, germogli</strong>. Ognuna di queste verdure contiene importanti vitamine e minerali che possono tenerti in salute. Il finocchio, ad esempio, è ricco di calcio, magnesio, fosforo e vitamina K, quindi è ottimo per la salute delle ossa. Il cavolo verde è una tra le migliori fonti di vitamina C e glutatione, che aiutano a ripulire il fegato e a detossificare i grassi, oltre a migliorare la funzionalità del sistema immunitario, combattere il cancro, e proteggere l’organismo dalle tossine ambientali.</p>
<h3><strong>Verdure crocifere</strong></h3>
<p><strong>Sedano, cetriolo, zucchine, erba cipollina, porri</strong>. Queste verdure sono perfette come cibo cheto perché hanno pochissimi carboidrati e sono ricchi di nutrienti.</p>
<h3><strong>Cibi fermentati</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Crauti o cavoli fermentati</strong>: contengono fino a 20 volte la quantità di vitamina C del cavolo fresco, e contengono livelli molto più elevati di lattobacilli.</li>
<li><strong>Miso</strong></li>
<li><strong>Natto</strong></li>
<li><strong>Kimchi</strong></li>
<li><strong>Kvass</strong></li>
</ul>
<p>Molto importante è non confondere la chetosi fisiologica, in un soggetto sano, con la chetoacidosi diabetica, una condizione estremamente grave che può svilupparsi in soggetti affetti da diabete di tipo I.  In questa condizione la concentrazione di corpi chetonici nel sangue raggiunge o supera il valore di 25 mml/l, come conseguenza di una mancata regolazione nella loro sintesi da parte dell’insulina. Il loro progressivo accumulo in circolo e scarsa utilizzazione a livello dei tessuti, provoca un calo del pH del sangue che può scendere a valori inferiori a 7.30, con conseguenze talvolta fatali senza un intervento tempestivo.</p>
<p>Affidati ad un professionista della salute</p>
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<p><strong>Prenditi cura di te e migliora il tuo benessere, partendo dall’alimentazione.</strong></p>
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